PRESENTAZIONE MOSTRA LUIGI SMERALDI AKA Peri

Sala delle Conferenze della Pinacoteca Nunzio Sciavarrello

Sabato 9 maggio 2026

La mostra di Luigi Smeraldi nella terza sala della Pinacoteca è composta da un insieme di installazioni artistiche che a prima vista colpiscono l’osservatore per la singolarità delle figure e degli oggetti delle varie scene rappresentate, e che immediatamente appaiono incomprensibili, e forse anche un po’ stravaganti rispetto al comune senso di bellezza estetica che ci appartiene. Ma dopo questo primo impatto, io credo che l’osservatore attento, e anche aperto a scoprire il senso e il valore del messaggio che quelle installazioni vogliono comunicare, saprà agevolmente entrare in sintonia con la forza creativa dell’artista e con gli “spazi esistenziali” del suo vissuto da cui sgorgano i motivi che lo hanno ispirato e i valori che si portano dietro.

La mostra è stata titolata dall’Autore: I Dream Simple – Io sogno semplice – giusto per manifestare con chiarezza il senso logico delle sue installazioni; mostra che, a mio giudizio, potrebbe anche chiamarsi: Luigi Smeraldi: Oltre lo Scarto, l’Umanità. Infatti, i valori fondamentali che affiorano dall’arte e dalla personalità di Smeraldi sono: Libertà, Dignità, Prossimità. Libertà della coscienza, dignità della persona umana, prossimità verso tutti, a partire dagli ultimi, e verso le cose, anche quelle che sono rifiuto dell’uomo o scarto della natura.

Quindi possiamo dire che il temperamento e lo stile è quello di un artista che offre attraverso il suo originale linguaggio artistico la rappresentazione etica piuttosto che estetica dei valori universali che egli vive nel sociale e nel suo piccolo mondo.

Piccolo mondo che è fatto di cose semplici e di tanta umanità, di sentimenti e legami forti non solo con la famiglia e gli amici, ma anche con la natura e con ogni essere vivente.

Il suo approccio alla relazione umana esprime una particolare sensibilità dell’animo, trasuda solidarietà e vicinanza e si fa prossimo degli altri, specialmente degli ultimi e di quei ragazzi che vivono condizioni di disagio o patologie, in modo particolare della sfera autistica, e delle persone che soffrono di qualunque altra forma di angoscia esistenziale.

Quanto allo stile, Luigi Smeraldi è un artista tutto da scoprire.

Artista che, per sua stessa dichiarazione, è lontano dai canoni del classicismo dell’arte figurativa e scultorea generalmente concepita – composizione armonica e bellezza estetica delle raffigurazioni nelle giuste proporzioni, prospettive, soluzioni cromatiche -, ma si richiama, invero, agli aspetti stilistici e culturali della Trash Art – “arte del rifiuto” –-, corrente artistica che utilizza scarti, materiali riciclati e fin anche spazzatura come materia prima per creare opere e installazioni d’arte.

Ed è questo un movimento artistico contemporaneo che mira a sensibilizzare la società al tema della protezione ambientale, della tutela della bellezza del creato, trasformando i rifiuti in messaggi creativi e sostenibili che criticano il consumismo, la devastazione e l’abbandono.

Quindi troviamo in Luigi una forte coscienza ambientalistica, e soprattutto spicca la denuncia della deriva di una società opulenta, edonistica, relativistica, attratta dalla subcultura dell’apparire piuttosto che dell’essere, che lascia indietro chi è fragile, chi non ce la fa e viene considerato scarto. Ecco, Il concetto di scarto nelle cose materiali e nella realtà della persona umana.

L’arte di Luigi Smeraldi getta un fascio di luce su questa drammatica distorsione culturale e morale, mentre rende protagonista della sua arte quella umanità emarginata, umanità fragile e piegata in sé stessa, umanità sofferente e spesso impossibilitata ad affrancarsi dalla povertà morale e materiale, ma umanità sempre e comunque piena di dignità.

Fin dai primi passi del suo percorso artistico, Luigi Smeraldi, che ama chiamarsi col nomignolo artistico AKA Peri, si è calato in un filone di pensiero creativo proveniente dall’America e facente riferimento all’artista californiano Mike Kelley, che si chiama Spooknig. E qui comprendiamo meglio lo stile e il linguaggio artistico di Luigi.

Lo Spooknig rappresenta infatti un universo parallelo al mondo che conosciamo e viviamo: cioè è una visione popolata da creature grottesche e simpatiche che si incontrano ed agiscono secondo logiche del tutto proprie e indipendenti da quelle degli umani (citazione del prof Giampiero Vincenzo, docente disciplina sociologica ABA – CT, nel contesto di una recensione critica per la Mostra Personale di Luigi tra settembre e ottobre del 2013). Così, l’universo creativo di AKA Peri, in qualche modo alternativo al nostro, è fatto da volti e oggetti comuni che acquistano il senso che egli vuole dare, ed è composto da strani marchingegni meccanici semoventi, da giocattoli in disuso che diventano improbabili mezzi di trasporto, da un violino ormai inservibile ma capace di generare ancora un suono struggente, da piccoli rami che sono scarto della natura e che si intrecciano nelle abili mani dell’artista con originalità compositiva, Insomma, siamo davanti ad una mostra realizzata con straordinaria creatività attraverso la quale l’artista intende manifestare un messaggio etico e culturale all’osservatore, a condizioni che questi sappia andare oltre la dimensione della estetica consumistica per recepire con stupore il senso dell’opera.

Luigi Smeraldi merita di essere attenzionato ed apprezzato nella sua arte perché è questo lo strumento formidabile con cui egli parla e comunica le sue sensazioni, le emozioni, la coscienza morale, utilizzando la creatività di cui è largamente dotato. E lo fa con autentica originalità perché l’arte è come un vasto campo libero e inesplorato da percorrere, è una prospettiva da guardare a tutto raggio; l’arte è scevra da condizionamenti, e deve essere anche libera da qualunque pregiudizio perché essa è spontaneità e libertà di espressione indipendentemente dalla reazione dell’osservatore, e perché è sempre portatrice di un messaggio dell’artista come epifania della sua profonda interiorità.

Piaccia o meno questo, ma è l’essenziale.

Carmelo Indriolo